pubblico la lettera che ho inviato ai quotidiani locali, indirizzata alla giunta della mia città, Falconara marittima.
Alcune considerazioni sulle condizioni in cui “versa” Falconara.
Anni fa il destino mi portò a dirigere una rivista locale di volontariato. Affrontammo la questione API con tecnici competenti pubblicando per la prima volta gli esiti della valutazione di impatto ambientale della prima centrale (1992) con dubbi mai risolti su aumento della temperatura atmosferica e idrica. La città rimase immobile, silente e la direzione dell’Api ci mandò a chiamare. Noi andammo sicuri di ottenere risposte invece il dir del personale ci disse unicamente: volevamo vedervi in faccia, capire che gente siete. Probabilmente rimasero rassicurati nell’osservare quell’innocuo manipolo di intimiditi studenti e noi al di là della possibile intimidazione capimmo che la città non era ancora consapevole, che Falconara era messa così perchè mancavano i falconaresi.Ma questo accadeva 15 anni fa.
In questo primo anno di amministrazione della nuova giunta ogni iniziativa, o meglio ogni provvedimento in assenza di iniziative è stato giustificato con la necessità di non dichiarare il dissesto finanziario e ricorrere al commissariamento. Cessazioni di servizi, chiusure di attività, istituzioni liquidate, vendite immobiliari, accorpamento di società di servizi, rinegoziazione di mutui, aumenti di tariffe e tutto ciò che ancora conosceremo in questo contesto. Lasciamo da parte ogni polemica spicciola sulle cause della grave situazione, che va presa intanto come dato di fatto.
Il “progetto” non può fermarsi al risanamento. Manca ancora uno scenario su cui si innesti l’idea della città futura. Risaniamo con le nostre tasche, ok e poi che succede? Bisogna avere il coraggio di identificarsi in una presenza forte in grado di lasciare una traccia da seguire e si può fare anche usando un ridotto margine, scegliendo una direzione precisa e muoversi di conseguenza, anche di pochi metri.
A mio parere la giunta è formata da persone degne che singolarmente stimo. Ma è proprio per tale ragione che il gruppo ha il dovere di esprimere di più e aprire un dibattito che coinvolga tutta la comunità sulle priorità future, sulla direzione da offrire a questa città. Approvare un consuntivo e un preventivo a rischio non è un progetto, è una manovra finanziaria finalizzata a salvare il contingente.
Falconara da 30 anni ha due problemi strutturali: l’ingombrante presenza della raffineria, soggetto economico responsabile di problemi di diversa natura (ambiente, sicurezza, viabilità, salute…) e la concentrazione di insediamenti abitativi; in piccolo Napoli con la sua ex-Bagnoli, e una densità per km quadrato molto superiore. Evitare il saccheggio da idrocarburo e cemento dovrebbe essere una priorità. Quali sono i segnali che la giunta ha fino ad oggi inviato ai cittadini? Dialogo finanziario e nulla osta alle dinamiche espansive della raffineria e nuove abitazioni. Il nostro territorio è ancora privo di una vocazione propria, di una personalità condivisa, ha solo subìto nelle legislature scelte obbligate da singoli improvvidi o da istituzioni esterne alla città. Oggi forse i cittadini si sono formati e sono pronti ad impugnare le briglie del loro destino.
Non chiediamo voli pindarici o una città sognata. I problemi vanno risolti a piccoli passi proprio per la rilevanza degli interessi in gioco, spesso in conflitto. Si tratta di iniziare un percorso per questo due cose sarebbero possibili a costo zero:
- l’istituzione di un ufficio per il superamento della raffineria, che potrebbe avere compiti istruttori, aprire dibattito, analizzare documenti, verificare valutazioni e alternative, pianificare una traiettoria d’uscita. In sintesi quel punto di riferimento per competenza territoriale che la città non ha mai avuto il coraggio di creare.
- il blocco immediato di ogni ulteriore percussione urbanistica nel territorio, associato ad un censimento delle abitazioni non concesse in locazione.
I giornali hanno riportato dichiarazioni di qualcuno in Regione: la città tribola per vocazione. La sofferenza in questo caso non è una vocazione o un destino ma, sia chiaro, è determinata dal perdurare di scelte politiche che fino ad oggi non hanno in alcun modo ostacolato il degrado. La finalità che ritengo sia condivisa da molti è vedere questa città governata nei processi e nel suo recupero senza farle subire ulteriori violenze. Se è vero che spesso un’avversità nasconde una opportunità, quale occasione migliore per questa giunta di mostrare autorevolezza, autonomia di pensiero e indipendenza dai poteri forti?