Freghi-amo-cene
Nel nostro paese va tutto un po’ così. Per conto suo. Non solo le ragazzette del premier con trucco d’ordinanza e volo (o viceversa) ma anche nel locale, nella gente sempre più arrongantella che non mette la freccia e ti manda affanculocazzovuoi!
Eccolo che arriva. Il top manager. giro di tavolo...sono tizio, lavoro qui da...mi occupo di...4 ore di riunione a parlare di nulla. il top manager. colui che si abbassa fino a venire a mensa con noi e regalarci la chicca:
"che ore sono ?...a quest'ora mio padre è in barca con francesco degregori."
30mila euro al mese pe facce sentì ste cose.
sonia (mille euro) si gira verso di me..ohh che orè? a stora mi padre sta ancora co Sante il muratore a rompe il porticato".
Così funziona il mondo. Ma anche il nostro modesto porticato sociale, fino alla cellula comunitaria più microbica e necrotica di tutti che è la scuola. E i personaggi che ricoprono oggi il ruolo di dirigenti scolastici? Che appena aprono bocca capisci che avrebbero bisogno di stage comunitari per svolgere mansioni di addetto ai posaceneri nell'ascensore che porta i glutei di francesco degregori sul ponte principale.
Ho frequentato il liceo qualche pleistocene fa. Onorato con la cena di classe del trentennale, quest’anno. E ora tocca alla mia prole. Le colpe dei padri….
Mia figlia ha finito il terzo superiore (si fa per dire, più corretto sarebbe…il terzo ha finito lei)
In questi tre anni ho parlato con gente di tutti i tipi. Una esigua minoranza del tutto casuale e in via di rarefazione mi ha tramesso la sicurezza di possedere professionalmente e umanamente i requisiti di un formatore moderno in progress. La maggioranza degli insegnanti (eufemismo) che ho incontrato potrebbe ricoprire l’intera iride del serraglio di un circo. Quella con le tette rifatte in bella mostra, quella che “sto per suicidarmi”, quella che “per fortuna io quest’anno ho finito co sti deficienti”, quella che ha problemi di relazione così rilevanti da farti venirei il vomito al solo pensiero di affidargli tua figlia per dieci minuti, quella dislessica mentale che non fai mai in tempo ad interloquire perché intanto nel mondo tutto suo ha già cambiato idiozia verbale e quella che si crede brava perché conosce a fondo la propria materia e alla fine sembra brava davvero, perché un po’ mamma, un po’ saputella di suo e un po’ “conosco la vita” ma soprattutto perché fra tutti nessuno è stato formato per insegnare. Beati monoculi…
Immerso in questi pensieri stamattina (perché la scuola convoca i genitori di mattina, come se gli asili nido fossero aperti di notte) mi reco alla riunione rivolta a coloro i quali sui quadri in bacheca hanno tentato di decifrare la dicitura “giudizio sospeso”. Ci sarebbe da sbellicarsi. Invece è tutto vero. Giudizio sospeso, non so quali materie, quante materie siano per incanto (pernicioso) debito. Siamo parecchi. Il tempo scorre. Siamo sempre parecchi. E di più. Chiedo in giro…che facciamo qua? Entro in un’aula. Dentro una decina di insegnanti conversano amabilmente a giudicare dai visi distesi, i volti abbronzati. Non per esercizio di stile ma perché sono in permesso di lavoro…”scusate se non vi affatico, come funziona? Quando comincia cosa?”
-…ahhhh ohhhh prego potete entrare siiii tutti insieme
contrordine, noooo singolarmente. Si comincia uno alla volta con un po’ di ritardo. Piccolo contrattempo manca un’insegnante. Quella che ha dato debiti a metà della classe. Quella che ancora tutti si chiedono perché abbia continuato ad insegnare (gigantismo) e quella che tutti ringraziano vada in pensione.
Risparmio gli ulteriori dettagli kafkiani. Arriva un ometto inetto quindi con la faccia da ex preside che doma la mandria inferocita verso una classe e comincia a farfugliare qualcosa cui lascio ai posteri attribuire senso compiuto.
Ho cominciato a parlare, senza sapere esattamente cosa dire (tanto per allinearmi) ma soprattutto consapevole della completa inutilità dell’intervento. Mi premeva un traguardo minimo. Avere la certezza che un giudizio così duro fosse stato distribuito con la cautela della professionalità. E pertanto acquisire la certezza che il consiglio di classe sia un organo collegiale, nella speranza che il senno di gruppo sia qualcosa di più della somma dei talenti individuali.
Ho prestato attenzione fino al “…ma insomma..si i debiti fregatevene…” pronunciato dallo scranno del sapere. Mi sono arreso.
Abbiamo un parco formatori non catalizzato che inquina il futuro. Ma si freghiamocene. Eccola la terapia. Eccola la circolare occulta della Gelmina, altro che Ocse e studenti svedesi.
PS domattina devo fornire il dato di quadratura delle ore di manodopera sociale per lo standard
orario. qualche decina di milioni di euro che verranno ascritti in bilancio a maggio. Sono incerto. Darglielo corretto? cazzomenefrega. Guadagno 1.100 euro al mese. Va tutto un pò così