Il futuro è solo un passato che puoi cambiare. Il passato invece è…
Ricordo le 40 lire della domenica mattina. 25 erano per il ghiacciolo, 15 per il rotolo di liquirizia mangiato dentro il piccolo cinema della nuovissima parrocchia don bosco. O meglio di nuovo c’era la chiesa. Vetrata scura e mattoni rossi. Non avrebbe potuto essere diversa. Immensa. Ottimista per capienza. Poi c’era un’altra cosa.
Era come una voce, un richiamo.
La voce parlava una lingua che non conoscevo, ma il richiamo era più semplice. Lo capivo. Era un odore, un colore, un sapore, un colletto di grembiule, erano cose che si potevano toccare e capire. Erano quelle unghie strette sempre più a posto delle mie, il richiamo diceva anche… sei misero, per esserlo di meno cerca e guarda, guarda e prova, trova e assaggia, e sarai meno misero. La voce diceva: stalle vicino, guardala, osserva quello che fa, non vedi come sorride? Ti sembra forse un sorriso normale, comune, già visto? E allora guardala, osserva….
Io non sapevo esattamente perché, però guardavo quelle dita, quelle guance spesso rosse, quegli occhietti pronti a saltare schizzando in più direzioni, governati a dovere, oppure a fermarsi dritti nei miei, mentre io già dicevo “lo so lo so”, perché mi avevano appena indicato che “ io sono un po’ più avanti”
E quella voce in una lingua che ancora non capivo e mi faceva fare cose strane, come cercare differenze che non hai mai visto. Questo è diverso, questa cosa è unica, quella cosa non si trova da nessun’altra parte. Io la vedevo la differenza, ma non la capivo. C’era e basta.
Ma insomma…perché faccio questo? La voce rispondeva fallo e basta.
Io non la guardavo come le altre ragazze. Le sue tette erano nelle mani, le sue tette erano negli occhi, non erano al loro posto come in tutte le altre ragazze.
Non ero più un palo. Le cose intorno avevano cominciato a muoversi. Ero forse salito sul carro e il carro aveva preso a muoversi. così avevo potuto vederla. Prima ero fermo. Ecco un’altra differenza. E tutto diventa più difficile se ci sono troppe differenze. Fatica a guardare se sei visto, fatica a parlare se oltre le parole c’è lei. Nessun’altra ragazza ti sarebbe piaciuta se avesse portato i capelli corti. E allora perché?
E in mezzo c’è stato il tempo. In mezzo c’è guerra e pace, un vortice di errori utili, di palpitazioni brevi, qualche discesa libera, un giro in giostra e tanto volume. Fino a rendersi conto che in effetti oggi vorresti essere un po’ meno volume e ricordarti meglio perché sei sceso dalla giostra o almeno con quale piede. E il bello è che se ti sforzi te lo ricordi, ti ricordi tutto, per cui è bene ricordare, quando non ci si sforza, che in fondo forse sei meglio di come credi. E che il peggio che sei serve proprio per mostrarti la differenza. O dove hai lasciato il meglio. E dove lo hai ritrovato. non esattamente intatto. Ma con la stessa radice che hai visto nascere. Tutto ricomincia dalla musica, le parole dell’amore. Quelle parole che non ho mai detto.
Adesso che ci penso, ricordo che quando qualcuno me lo chiedeva dicevo che “venivo da bologna”, non che ero di qui ed ero stato via un po’ di tempo. Sarò sempre uno che viene da bologna. E non solo perché sono andato, venuto, tornato..Ma perché in quel luogo tutto è iniziato. Li Ho cominciato a crescere e il mondo a cominciato a farmi domande. Forse non si può decidere come nascere e come morire, ma fra quelle due date si può decidere come e cosa ricordare. E soprattutto a chi rendere grazie. Io saluto e riverisco il caso. Ho avuto una vita complicata e ne sono responsabile. Mi sono mosso molto, agitato, nuotando spesso in un bicchiere. e sono qui, ora.