Marta ha 20 anni. Andrea ha 17 anni…
Marta è tutta sudata, si ok ma…io ci provo. Marta è bassina, pesa pochissimo ma ha due cosce e due caviglie che sembra una ciclista. Infatti scatta quando mancano dieci km al traguardo. Marta lacrima un centinaio di metri dalle altre 50 atlete che fanno la metà della sua disperazione a starle dietro. E’ il meglio del ciclismo mondiale che sa come si vince da anni. Eppure. Sente la ferraglia a dieci secondi ma quei dieci secondi restano fra i denti fino alle braccia al cielo. Chissà se è partita prima la lacrima o l’abbraccio all’aria. Marta-ventanni è campionessa del mondo. Le prime due frasi sono: io non ci credo…devo abbracciare le ragazze (una 3°, l’altra 5°, per gradire) e giù un sano pianto liberatorio condiviso.
Andrea è in panchina, ha un po’ paura ed è nervoso. Sul suo volto non si fatica a…che ci faccio io qui a 17 anni? …. Poi succede la tragedia. Fallo da rigore, portiere espulso. Andrea, provaci. Io?
Si tu, terzo portiere, col secondo indisponibile, devi entrare in campo. Devi farlo subito. E devi fronteggiare un rigore. Davanti a 15mila spettatori di cesena-bologna (serieB). Ma dov’è andata la paura? Andrea si piazza in porta. Continua ad avere diciassette anni, forse pensa che deve fare miscela mentre il tizio che prende la rincorsa ha dieci anni più di lui e 600-700 mila euro di stipendio.
Andrea para il rigore, poi lo vedi volare a prendere altri palloni …gli esperti parlano di quasi-gol, prodezze…andrea salva il cesena. Non ci ha provato. Ci è riuscito.
Allora penso ai milioni di martandrea del mondo che rovesciano borse puzzolenti davanti a madri che perdono i sensi, che volteggiano sulle parallele, sudano sui pattini, schiacciano sui tre metri o beccano il canestro da tre punti e tirano di fioretto, fanno docce e pizzette, 20 vasche sordi in cuffia, vanno al cinema con l’opposto e il centrale, alla festa col terzino e ricordo che i primi pezzi d’italia, da merano a vasto, li ho visti grazie alla pallamano e a trasferte di treni d’amianto e panini pure, perché mi ero stufato di vedere i miei compagni uscire il sabato alle 11 ed evitare due ore di letteratura latina. E ricordo il giorno in cui anche per mia figlia arrivò l’ok provaci. Aveva da poco perso la madre. Per me era importante provasse l’attività che in primis forma e socializza, ti fa vedere il mondo e capire la vita, ti insegna la mediazione dei conflitti per quanto la gente sia generosa nel crearne. E ti offre la possibilità di dare voce al corpo. Lei ovviamente non ne voleva sapere. Tutti erano li a dirle…devi fare attività fisica e di squadra, forma la persona e il fisico, ti spinge a misurare i tuoi limiti…e cazzate da adulto de sto genere.
Io le dissi solo Cla, io ho provato, sono stati anni di divertimento, di amici, di docce insieme, di pizzette insieme, di forti emozioni insieme, di partite vinte ma per fortuna anche perse che si sta più vicini. Provaci. Vai una volta, annusi l’aria e poi casomai ti soffi il naso. Sono ormai 4 anni che la pallavolo fa parte della sua vita. non è male sapere di aver insegnato l’effetto dell’okkei provaci.
categoria:amore, riflessioni, sport, giovani, figli


