venerdì, 29 luglio 2005

Al mare guardo donne e vedo macerie. Così gioco ad immaginare lui-lei e il “decadimento organico pulp”

 Quando ti ho sposata non eri un fiore. Eri l’embrione di un sogno. Non avevi culo. Avevi un artistico articolo da regalo in porcellana sostenuto da un filo di piombo che parte da Orione. Eri alta 1 e 70 e pesavi 57 chili. Portavi la 42…la 44 quando eri timida. Avevi due tette così sode che prima di toccarle veniva voglia di bussare. Avevi delle spalle che sembravano progettate da ggiugiaro. Un viso così levigato, tutta occhi e labbra e i tuoi capelli così morbidi erano frecce di direzione: per di qua, prego, sentire l’odore della mia cute, d’ambra anche a ottobre. Ovunque odorassi sapevi di bimbo e borotalco. Le caviglie, madonna, modellate da Michelangelo, con le due fossette sopra il malleolo…che sembrava il culetto di un bimbo in miniatura. Poi il ginocchio, una forma perfetta, da prendere a modello per le protesi. Il ventre piatto su cui una piccola meteorite perfettamente sferica aveva creato l’impronta di un ombelico, un geyser a riposo. Le braccia agili, le dita affusolate, le unghie lucide…un raspare da svenimento in luoghi sconosciuti, attivando nervi che neppure sapevo di possedere. E la schiena? Una tela dove come un artista senza arti disegnavo e cancellavo in conti nuazione. Con la bocca. E infine i piedi. Parola strana. Non rende l’idea. Sinuose radici animate, due mani venute meglio, con una enormità di terminazioni nervose da manutenère.

Il ricordo di questa immagine è vivo. Ma se ti guardo ora, entra in coma.

L’embrione di un sogno? Il rottame di un incubo.

Quando ti ho sposata non sapevo che fosse ortica. Non riesco a datare la calamità naturale. È stato un lento planare della porcellana ammorbidita fino al marciapiede. Se prendo l’imbecille che ha tagliato i cavi. Orione ghigna leggera. Se con un coltello affilato dividessi una natica non uscirebbe plasma. Solo una goccia, come le mozzarelle di bufala. Ora sei altra 1,70. Ma solo con 12 cm di tacchi. Pesi…tanto. Porti la 48. la 46 quando non respiri. Le tue tette sono così…aspetta come sono? Dove sono? Che vien voglia di bussare. Altrove. Le tue spalle ricordano vagamente Chinaglia. Oggi scruto, ma..tra punti neri, nei, micropeluria senza micro, porri, foruncoli, acne senile..aho io non te vedo le spalle da anni. Giugiaro, ti porto via pure le mutande. Il viso poi, viso! una specie di sìndone vagamente umana, su cui a fatica si immagina l’ipotesi di una passato remoto apprezzabile.

Ovunque odoro cerco lo spry. Emani un umore così acre da ricordare il bradipo maschio della kamchakta durante l’accoppiamento. Posso accoppiarmi con un bradipo? Le caviglie sono da champions league. Le fossette…l’universo parallelo ha prillato. Fino a tradurre ogni forma concava in convessa. Il ginocchio è una protesi. Il ventre è una meteorite che ha inghiottito il geyser. Sulla pelle rilassata delle braccia stendo i panni. Le unghie hanno il colore della lingua del bradipo dopo che si è accoppiato. Per questo evito. La schiena è giocoforza piena di ragna_tele. Spera che non debba mai andare in un reality a scegliere bendato fra i tuoi piedi e quelli di Cassano.

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giovedì, 28 luglio 2005

mA cHe sTrAnO !

Ho letto che in Italia 180mila persone dichiarano un reddito superiore ai 70mila euro. Praticamente 3 persone ogni mille. Quanta gente conosco? Forse 300 persone? E quante di queste so – non penso, so, perché si vede- che sono ricche? Diciamo almeno 30? (ovviamente è una sottostima perché non tutta la ricchezza si vede o si intuisce) Finalmente la rivelazione. Non sono un impiegato proletario nullatenente ma appartengo ad una elitè. Il 10 % delle mie conoscenze è molto abbiente, contro lo 0,3 della media nazionale. Come dici? Anche a te succede la stessa cosa ? Ma...

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martedì, 26 luglio 2005

TRAIETTORIE CARDIACHE

Tutto comincia quando parlando parlando in chat mella tra una riga e un’altra mise dei numeri.

...335.... Feci finta di nulla. Continuai parlare. Ehi ma non ti sei accorto che ti ho dato… Accorto? Dio bono avevo consumato tredici post-it uno sopra l’altro tanto calzavo. Però puoi anche dare a vedere le cose in modo approssimativo, no?

Aveva una fiesta verdone non lavata da parecchio e una camicetta bianca come la mia faccia mentre guardavo illuminato il viso acceso sopra la camicetta bianca. Ancona. zona Passetto. E una voce. La mia voce. Ora hai un altro problema. Forse era wilde che disse…che se perdi tempo a descrivere i dettagli di una donna è perché l’insieme è trascurabile. È falso. Aveva due occhi da nuotarci per tutto il pleistocene. Una bocca che..per dirla alla wudi allen…era la più bocca che avessi mai visto. E quell’insieme l’odore della pelle, i capelli, l’interno coscia, produssero un volume di ferormoni  volatili che…nessuno seppe mai a cosa attribuire il blocco delle attività portuali per l’intero pomeriggio.

Si muoveva e parlava e giocava nel modo che …poi mi disse…fu la risposta esatta alla domanda che lei si fece: mi sono innamorata ecco qual è il problema.

Furono i mesi della gioia non cercata, del tempo rubato, delle gocce di sudore bevute, dei morsi, della schiena rotta, (si spesso i grandi amori lasciano protrusioni discali in eredità…se fossi un lirista dell’800 direi che..così come si contano gli anni nei cerchi di un tronco..potranno fare una tac al mio corpo e contare gli amori sulla colonna vertebrale). Il tempo del ci sei anche se non ci sei perché sei dentro di me, del non potremo mai farci niente, ormai è accaduto, il tempo in cui non ti senti un traditore ma una persona migliore anche se vivi quella che per il pubblico pagante – se sapesse – è solo una squallida relazione clandestina. E invece capisci che come un minatore estrai la forza da questo amore per sentirti vivo e sostenere tutto, e hai sensi di colpa si, ma non per quello che fai, ma per il fatto che restituisci altrove le energie che quell’amore regala. Quando ami vivi al di sopra delle tue possibilità perché spendi una moneta che pensi di avere per sempre. Invece stai firmando una cambiale sul tuo futuro.

Furono i giorni della “seconda scheda” di michael nyman della stanza del figlio, di manu chao, furono giorni che dio mio cosa faresti in questi giorni per farla ridere, chi ama si trucca da jungo edwards e piroetta funambola recita versi e gode del sorriso. Ricordo con piacere i sorrisi provocati più degli amplessi. Non che gli orgasmi fossero in misura più modesta, ma una risata è più lunga e se è per te che nasce te la godi come un figlio. Avevo perfino non so come giustificato la presenza di una chitarra in macchina. Perché mella non posso non suonarti qualcosa prima dopo e durante la copula di san pietro, il deflorarsi nella serra con vicendevole soddisfazione dei padrini del duello. Era kerouak vero? che diceva che l’amore è un duello. Troppo dire. Ok. Insomma. Finì. In un giorno di sole vigliacco dentro un ufficio. alle 3 l’amore venne ucciso. Suicidai quell’amore così grande. Non posso mella non ce la faccio le cose si complicano. Oggi te lo dico mella. Mia moglie sta morendo di cancro. Ma non era per quello. non era neanche per quello. Io lo vedevo ma non ci credevo che stesse morendo. L’amore, il mio di amore fu colpito a morte dal tuo panico, dal terrore, dal dolore abissale dei tuoi occhi per perderlo. Il mio amore di sorriso balera e carezza mai avrebbe potuto competere con la violenza del tuo volermi. Sempre e comunque in modo totale. Sono bella giovane e immortale se mi stai accanto sembravi dire. Una persona che lascia la vita trascina con sé ogni possibilità di riscatto, di gioia, due vivi contro una morte ingiusta, non c’è partita.

Che fine hai fatto mella ?

4 anni esatti. Suoni alla mia porta. E hai in mano un barrè. Io non cammino per un piccolo intervento al tendine e..per caso un messenger aperto…mi servirebbe un barrè..almeno suono un po’.

 

 

 Non è forse andata così mella?

O cavolo non s’è manco accorto che gli ho appena donato il mio cellulare. Ma dove ha la testa. Però mi piace come parla. con la serenità di chi “forse la logica non è tutto e se posso te lo dimostro sennò amen credici perché lo battezzo come vero - Vuoi ridere? -Allora parlami.”

Non devi vederlo questo, mella esci da 7 anni di..lascia stare, ce voi ricascà con le vicende impossibili ? il ciakra non c’entra ma non ho diritto a una cosa normale solo sorriso e pace e niente incubi? Eppure. Chissà se è davvero così in pace, con i gesti i movimenti, chissà se davvero si assolve, chissà se recita. Beh se recita è bravo da sembrare quasi puro. Chissà se gli alibi d’umanità sono veri, non dirlo mella, chissà se vale ciò che sembra. La fiesta è zozza mannaggia. Per pareggiare mi metto quella bianca? Piacere…ehi come stringe. No. Non è sudata. Ma…perché mi guarda a quel modo..e come ride. mi piace come mi guarda quando rido. Sembra veda il sole? Controllati mella controlla bene ogni cosa e rimetti a posto quella faccia da ebete, smettila con le domande, non lo guardare troppo, sei troppo vicina, perché non so mai dove mettere le mani? dove ho messo le chiavi? speriamo sia tardi. Come? Mi chiedi se puoi toccarmi i capelli. Ma son domande queste? Sta sproloquiando sull’interno coscia, non riesco a calcolare il perimetro del suo cervello. Però Grazie a dio questo è pazzo. Pericolo mella pericolo guarda quanti cartelli ha addosso, danger, non toccare, sta lontano, verboten..o era rauchen? Mi guarda come se..stesse nuotando…ti fa sentire nuda, che imbarazzo mella girati girati e guarda il mare. Dio che strana calma c’è nel porto oggi pomeriggio. mi gira la testa, era tanto che non mi girava. Signore fa che non sia il bambino che cercavo.

Quel bambino crebbe in fretta e lo tenni accanto il tempo di una mareggiata. Che sconvolse la mia vita ancora una volta. Ma cosa stai dicendo. Io non ti capisco più. Ma chi sei? Sapevo che sarebbe finita. Ma nessuno è mai pronto a morire. Sono perduta. So solo che i miei passi non sono su questa strada. Le cose più sono importanti più ti sfuggono. Dio ci ha fatto fragili. A partire dalle mani. Non sappiamo neanche tenere un bambino. Tutto quel sudore, quell’odore, quei pensieri, quelle note. Non gli ho mai detto che mi piace quando canta. Talvolta. Perché profanare una verità quando si vede ? non sono mai stata brava con le parole esterne, comunicate. Hanno abdicato alle sensazioni. E le migliori non hanno spiegazioni. Tu hai ucciso il bambino non il nostro amore. Amore e morte è il miglior ossìmoro dopo matrimonio felice e vita eterna.

E perché adesso vado a casa sua a portargli questo stupido barrè? Faccio un regalo all’omicida dei miei sogni. Per fortuna non può camminare. Peccato che gli passerà. Perché rido? Tienimi sullo stesso divano per un attimo. Toccami con il tuo odore. Si sono sposata. Una bimba. Demolire, ricostruire. Tutto in un barrè. Hai sempre deciso tutto tu.

Ma ora dammi un bacio. Il mio bacio.

Ora mella hai un marito, sposato con la testa per dispetto alla sorte..ma ti dato una bimba nata per l’amore che ho tagliato. Ora sono io libero. La vita si capovolge. Ma non del tutto. Leggo ancora bene nelle tue mani nei gesti nei movimenti. Parli e parliamo e ci tocchiamo…non del palpeggiarsi da erotomani ma del tocco dell’artista per sentire la pelle viva e il suo odore sulle proprie mani, mi sento ancora bambino – quando la felicità non costa niente - ho bisogno dei tuoi capelli e tu della mia barba. Per un’ora così avremmo anche potuto stare zitti zitti..col silenzio che riavvolgeva il nastro. Dico che ti sei fatta madre e moglie e saggia…e tu…se ero saggia non venivo..ci fermiamo un attimo prima del pericolo…il famoso attimo del..ti ricordi quando…il bacio che conservo non si vedrà nella tac.

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categoria:amore, ricordi, sentimenti, memorie
martedì, 26 luglio 2005

Perché proprio io mi metto a fare un blog? Un ignoto che si mette a raccontare vicende di persone ignote ad altri ignoti. Forse per restituire a tutti e tre l’identità del noto? No. Forse solo perché io la penso come gabo. Io a una cosa non ci credo finchè non la vedo scritta.

E allora forse è solo il tempo di ricominciare a credere alle cose

Tutto comincia un verde mattino, 2 briosc un cappuccino, poi di corsa trafelato giù al giornale, di sicuro per un colpo sensazionale.

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